Autoconsumo, come attuare la rivoluzione

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

 

Il fatto che il nodo del fine tutela sia a metà tra regolazione e politica non dev’essere un pretesto “per non giocare la partita”, avvertiva nei giorni scorsi il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, che ieri al convegno di Energia Libera ha parlato addirittura di un “momento storico” per questo settore. Per l’Antitrust se il rinvio al 2020 non è drammatico, “sarebbe il caso di non rinviare ancora perché il tempo c’è per arrivare alla scadenza con un assetto concorrenziale che funziona”, parole stavolta del segretario generale Filippo Arena. E per il presidente di Energia Libera, Fabio Bocchiola, il settore si trova in una situazione di “zugzwang”, termine che negli scacchi indica l’obbligo di muovere – in questo caso di procedere sul percorso avviato – che lo si voglia o no.
Certo per procedere davvero è necessario chiarirsi le idee su alcuni punti chiave e soprattutto agire di conseguenza. Uno è certamente la campagna informativa di cui si sono perse le tracce – “dalle istituzioni può venire una comunicazione su alcune condizioni minime” valide in qualunque scenario e in grado “di far apprezzare i vantaggi” del mercato, osservava martedì Besseghini. AU, si ricorda, deve ora bandire la gara per l’affidamento.
Soprattutto però bisogna definire le modalità della transizione, un compito del Mise, che deve emanare il decreto. Ma prima ancora un compito delle aziende, che devono chiarire a sé stesse cosa vogliono e spiegarlo all’esterno, cosa meno banale di quanto sembri vista la grande varietà di posizioni emerse in questi anni. Ieri un passo avanti in questo senso è venuto da Energia Libera, che, pur per il tramite di uno studio commissionato all’esterno, ha indicato la sua predilezione per le aste per l’assegnazione di clienti, provando ad articolare il concetto nei dettagli.
Del cosiddetto collective switching con procedure competitive si è parlato spesso su queste pagine, evidenziando come miri a risolvere un nodo di fatto di tipo antitrust, legato più all’assetto dell’offerta che alla domanda: la sproporzione di forze e vantaggi di mercato tra operatori i nuovi entranti e gli incumbent, Enel in particolare, i quali sono in condizione di conquistare la gran parte dei clienti alla scadenza della tutela in assenza di contromisure “asimmetriche”. L’analisi di Energia Libera/Elemens, come visto (v. articolo odierno), prospetta una soluzione di aste più tetti antitrust – analoga in questo a quella proposta un anno fa da Stagnaro et al., altro caso raro di analisi e proposta articolata, ndr (v. Staffetta 16/10/17) – argomentando nel dettaglio perché limitare lo spazio di mercato degli operatori storici sia opportuno.
Le aste presentano una serie di problemi e controindicazioni (v. Staffetta 20/10/17), alcune delle quali sono state discusse nel dibattito. Prima fra tutte il non essere basate su una scelta esplicita del cliente, come evidenziato ieri dal presidente di AU Andrea Peruzy– e pur senza entrare nel merito anche Besseghini ha rimarcato che “la scelta del cliente resta fondamentale”. Un limite temperato nella proposta di EL dalla possibilità di opt outanche dopo l’asta (una facoltà, si potrebbe alò tempo stesso notare, che se esercitata da molti clienti, potrebbe creare un’eccessiva incertezza e non far tornare i conti di chi ha investito nella partecipazione alle gare).
C’è anche la definizione del prezzo base d’asta, processo per forza di cose e almeno in certa misura “amministrato” (altro punto evidenziato da Peruzy). La proposta resta poi generica se la base d’asta debba essere o no più alta dell’attuale prezzo tutelato, spingendo i clienti a cercarsi di meglio sul mercato ma anche rischiando di creare rendite per i vincitori dell’asta. Questione politicamente abbastanza esplosiva, come già emerso ai tempi del dibattito parlamentare sulla legge concorrenza.
Ci sono poi le difficoltà tecniche di gestire milioni di switch in un colpo solo e le conseguenze occupazionali di uno svuotamento di clienti per le società di fornitura in tutela degli incumbent. C’è chi suggerisce di impiegare proprio in quest’ambito, come ammortizzatore, la rendita d’asta: un importo stimato tra 200 mln e 2,6 miliardi di euro 1, che Renato Pesa di Confcommercio, ha invece proposto per parte sua di destinare a favore delle Pmi.
Aste o no, un altro dato interessante emerso dal dibattito di martedì è stato, come visto, la fiducia di Arera e Antitrust nelle prospettive dell’apertura del mercato retail.
Riprendendo temi espressi il 16 ottobre a Milano sul potenziale della tecnologia di accelerare il decollo del mercato (v. Staffetta 17/10), Besseghini ha notato che oggi c’è la “sensazione di vivere un momento storico”, con un contesto che spinge verso un’evoluzione dell’offerta verso nuovi territori. “Il digitale permette sempre più al cliente di indicare gli obiettivi lasciando alle macchine di perseguirli”, ha osservato ad esempio sul confronto tra offerte. “Si può usare quest’anno per sviluppare rapidamente la strumentazione”, ha proseguito. Lato regolazione, ha concluso, “l’architettura c’è già, forse serve qualche aggiustamento”, ad esempio “la qualifica dei fornitori (l’albo dei venditori, ndr) è qualcosa che manca”. Inoltre “le garanzie che si chiedono agli operatori sono spesso garanzie verso il sistema, l’approccio di attenzione al consumatore potrebbe essere quello di estendere anche delle garanzie verso il consumatore”, ha aggiunto riprendendo quanto detto la mattina in Parlamento (v. Staffetta 23/10).
Anche Arena dell’Antitrust sulle aste non si è sbilanciato. Da un lato ha evidenziato la necessità di evitare un effetto trascinamento verso gli incumbent nel dopo tutela, tanto più considerata l’integrazione verticale con la distribuzione degli operatori storici. Dall’altro ha rilevato che “in sede di dibattito parlamentare le proposte sulle aste ci erano parse generiche. Bene che la Legge Concorrenza abbia rimesso la questione al decreto Mise, su cui siamo pronti a collaborare”.
Sull’apertura del mercato, comunque, il segretario generale ha ribadito come la concorrenza nell’energia porti risparmi tangibili e che la presenza di pratiche commerciali scorrette, da cui l’Agcm ha cercato di mettere in guardia i clienti col recente vademecum (v. Staffetta 26/09), “non significa che dobbiamo rimangiarci la liberalizzazione. Ma solo che ci vuole efficienza e tempestività nella repressione, perché alla fine restino in campo quelli che giocano secondo le regole”.

Studio EL sul Fine Tutela

Nel prestigioso Palazzo Wedekind, Elemens ha presentato uno studio commissionato da Energia Libera relativo alle possibile modalità di superamento del meccanismo di Maggior Tutela per i clienti domestici e alcune PMI. La presentazione dello studio è stata fatta al partner di Elemens Andrea Marchisio – sono inoltre intervenuti il presidente di Energia Libera Fabio Bocchiola, il presidente di ARERA Stefano Besseghini (a una delle prime apparizioni nella nuova veste) e i referenti energia delle principali forze parlamentari. A questo link è disponibile il video del convegno.

Elemens speaker al convegno di Glennmont Partners

 

Elemens è intervenuta nel corso di un evento organizzato da Glennmont Partners con un intervento di Tommaso Barbetti relativo alle modalità di integrazioni delle nuove rinnovabili con il mercato elettrico e il futuro dimensionamento di questo mercato.

Autoconsumo, Elemens: “Esenzione oneri è sostenibile”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

Elemens non condivide i “ripetuti allarmi” sull’insostenibilità dell’esenzione dagli oneri a favore dell’autoconsumo.

In occasione del giro di audizioni alla X commissione del Senato (QE 4/10), gli analisti hanno sottolineato che, seppure “migliorabile”, tale incentivo implicito avrà “un lieve effetto (circa 1 €/MWh) relativo agli oneri spalmati sui ‘non autoconsumatori’ al 2030 pur in caso di forte sviluppo del segmento, certamente non tale da inficiare la traiettoria fortemente decrescente degli oneri dovuta alla fine dei più generosi incentivi sulle rinnovabili”.

L’auspicio è comunque che vengano fornite “prospettive di remunerazione chiare”.

Elemens ha peraltro dato una dimensione del possibile sviluppo che attende il mondo dell’autoconsumo, partendo dagli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili contenuti all’interno della direttiva Red II. Come già affermato nello studio fatto per Elettricità Futura e Anev e presentato al Governo a luglio (QE 25/7), si stima che dovranno essere realizzati circa 20 GW di impianti FV in assetto di autoconsumo, una media di circa 1.800 MW all’anno (circa 5 volte il valore del mercato attuale, pari a 350 MW all’anno).

Secondo gli analisti tale sforzo richiede una razionalizzazione della regolazione attuale (le varie “sigle” potrebbero essere uniformate in un unico modello) e particolare attenzione al recepimento degli articoli 21 e 22 della Red II, che aprono al mondo dell’autoconsumo uno a molti (condomini, centri commerciali e anche mondo industriale, con l’attesa apertura degli Sdc).

In chiusura, Elemens si è soffermata sul tema energivori, precisando che la nuova disciplina di agevolazioni più “generosa” ridurrà il mercato dell’autoconsumo. In quale dimensione dipenderà dalle scelte del Mise (su proposta Enea) in materia di parametri di consumo efficienti.

Elemens in audizione al Senato

Elemens è stata audita dalla X Commissione Industria del Senato, presieduta dal Senatore Girotto, nell’ambito dell’Affare Assegnato 59 sul sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica. L’intervento di Elemens è visibile su Senato TV a questo link (dalla ora 2.02.00), la memoria depositata è scaricabile da questo link. 

Il caldo e i prezzi dell’energia: le cause dei rialzi estivi – Di A.Marchisio

Per gentile concessione di Rienergia

 

A fine giugno, l’aggiornamento tariffario per il terzo trimestre deciso dall’ARERA ha visto un sensibile incremento della spesa per la materia energia, giustificato dall’aumento fino a quel momento registrato del prezzo del gas e dalle aspettative di continuità del trend rialzista anche per i mesi estivi.
I risultati più recenti del mercato elettrico hanno confermato, e anzi superato, tali aspettative. La transizione stagionale ha trascinato il PUN da un intorno di 50 €/MWh di primavera fino a quasi toccare i 70 €/MWh in pieno agosto: a partire dal mese di aprile, difatti, i prezzi all’ingrosso del mercato elettrico italiano hanno visto una crescita pressoché lineare a passi di 4-5 €/MWh su base mensile.
Un trend simile è stato già osservato anche nel corso del 2017, tuttavia nell’anno in corso l’incremento del PUN durante il secondo trimestre e fino ai mesi estivi è stata più marcato (fino a compiere un salto di quasi +40% negli ultimi cinque mesi). Inoltre, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il 2018 ha visto costi variabili di produzione dei price maker più elevati (il prezzo medio del gas al PSV è stato mediamente superiore di 3 €/MWh, e anche l’ETS ha più che raddoppiato il prezzo delle emissioni di CO2), insieme ad una maggiore quantità di volumi acquistati.

PUN medio mensile (agosto: primi 15 giorni)

Osservando le variazioni congiunturali intra-annuali, emergono soprattutto gli apprezzamenti del PUN di luglio e di agosto che – a differenza dell’evoluzione tendenziale – non sono che marginalmente influenzati dalle variazioni sui prezzi del gas e della CO2.
A luglio, il PUN è risultato pari a 62,7 €/MWh, vale a dire un incremento su base mensile di +5,4 €/MWh per effetto di un più ampio mercato contendibile, generato dal combinato disposto di maggiore domanda (gli acquisti a mercato sono cresciuti quasi del 10% rispetto al mese precedente) e di minore offerta rinnovabile (le vendite medie da idroelettrico si sono ridotte quasi del 20% rispetto a giugno). A questo risultato ha tuttavia contribuito anche la Sicilia, in cui acquisti ai massimi dagli ultimi quattro anni e indisponibilità di capacità termica hanno determinato un prezzo medio zonale di luglio pari a 80 €/MWh, valore ancora mai raggiunto dal momento dell’entrata in esercizio dell’interconnessione Sorgente-Rizziconi.

Questo piccolo “record” dei prezzi siciliani è durato poco perché subito battuto nel corso della prima metà di agosto, che ha visto il prezzo zonale sfiorare una media di 100 €/MWh.
L’agosto del 2018 ha effettivamente visto un generalizzato – ed ulteriore – aumento dei prezzi, 68 €/MWh di media nei primi quindici giorni, trainati dall’impatto che hanno avuto le temperature torride tanto sul lato domanda quanto sul lato offerta.
E’ pacifico che il caldo generi maggiori consumi di energia elettrica per esigenze di raffrescamento, come è noto che alte temperature possano avere un’influenza sulla produzione idroelettrica (-15% tra seconda metà di luglio e prima metà di agosto) e sulla produzione eolica (-60% tra seconda metà di luglio e prima metà di agosto): già questi fattori – che configurano un sistema elettrico con più domanda da soddisfare attraverso impianti convenzionali – sono in grado di fornire una spiegazione dell’incremento dei prezzi.
Tuttavia la vera peculiarità che ha caratterizzato gli esiti di mercato delle ultime settimane è stata l’effetto della canicola su uno degli elementi calmieranti dei prezzi italiani: l’importazione dall’estero, e dalla Francia in particolare.
A fine luglio, EDF ha deciso la fermata di due impianti nucleari e di uno dei due reattori di un terzo impianto, per un’indisponibilità non programmata di circa 2.500 MW in totale: in tutti e tre i casi, la causa dello stop è stato l’innalzamento delle temperature del Rodano e del Reno, fiumi la cui acqua viene utilizzata per il raffreddamento dagli impianti.

Queste fermate improvvise sono andate ad aggiungersi alle manutenzioni programmate a partire dai primi giorni di agosto di un’altra decina di impianti nucleari, con il risultato di una forte riduzione della capacità produttiva francese e dell’export verso l’Italia.
Non stupisce pertanto che, nella prima metà di agosto, i volumi totali transitati dal confine transalpino si siano dimezzati in termini congiunturali (-400 GWh rispetto alla prima metà di luglio) e ridotti di un quasi terzo in termini tendenziali (-160 GWh rispetto alla prima metà di agosto 2017).

Il bollore del mercato elettrico estivo è stato dunque alimentato dalle difficoltà affrontante dai segmenti di offerta più competitivi in termini di prezzo. Sarà dunque il refrigerio delle stagioni autunnali e invernali a spegnere la vampata? In termini di prezzi, la risposta sembra essere negativa: i continui apprezzamenti nel mercato a termine del gas e della CO2 stanno spingendo ancora più in alto le aspettative di prezzo, tanto da prospettarci un PUN superiore a 70 €/MWh nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno.

 

Lo studio Elemens presentato al ministro Di Maio da Elettricità futura e Anev: le rinnovabili italiane devono più che raddoppiare per raggiungere i nuovi obiettivi Ue al 2030

Da Green Report

 

La Commissione, il Parlamento e il Consiglio europei hanno recentemente stabilito – all’interno della direttiva Red II – la necessità di soddisfare con energie rinnovabili almeno il 32% dei consumi finali lordi di energia Ue al 2030. Le energie pulite sono dunque al centro della transizione energetica, ma cosa serve all’Italia per tagliare il traguardo tra appena 12 anni? Per rispondere Elettricità futura (la principale associazione del mondo elettrico italiano, nata dall’integrazione tra Assoelettrica e asso Rinnovabili) e Anev (l’Associazione nazionale energia del vento) hanno presentato oggi lo studio elaborato da Elemens sugli scenari relativi alle rinnovabili elettriche al 2030, evento cui hanno presenziato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio (qui il suo intervento integrale) alcuni rappresentanti delle forze politiche parlamentari come Rossella Muroni (LeU).

«Dobbiamo decarbonizzare e defossilizzare l’economia – ha convenuto Di Maio – Intendiamo cambiare rotta e supportare al massimo gli operatori del settore rinnovabili. Gli obiettivi che ci stiamo dando vanno in questa direzione, intendiamo alzare l’asticella per portare l’Italia ad essere leader. Raggiungere il 32% da fonti rinnovabili nei consumi finali significa che dobbiamo raddoppiare, in soli 10 anni, la produzione da rinnovabili. Passando dagli attuali 130 TWh a più di 200. Questi obiettivi, insieme al programma di decarbonizzazione, guideranno la stesura del piano Clima ed Energia, una bozza che sarà inviata per le valutazioni in commissione entro dicembre. A stretto giro – ha aggiunto il ministro – verrà pubblicato il decreto Rinnovabili che prevede l’installazione di più di 6.000 MW da impianti nuovi o in oggetto di rifacimento. Il decreto mette a disposizione risorse per più di 250milioni di euro nel triennio 2018-2020».

Attualmente però l’Italia è settata su un binario di sviluppo diverso rispetto a quello indicato dall’Ue: all’interno della Strategia energetica nazionale approvata nel novembre scorso, l’Italia si era posta un obiettivo di rinnovabili del 28% (55% sul settore elettrico) a fronte di un obiettivo Ue del 27%: il nuovo obiettivo europeo del 32% potrebbe richiedere un contributo maggiore delle rinnovabili elettriche nel nostro Paese, che Elemens ipotizza al 63%. Come ha riportato anche il ministro Di Maio, questo significa che al 2030 dovrebbero essere prodotti circa 210 TWh di energia elettrica verde: un valore più che raddoppiato rispetto al livello del 2017 (103 TWh) e ancora maggiore se si tiene conto che in assenza di interventi alcuni impianti potrebbero cessare la produzione per obsolescenza. Come? «Puntando maggiormente su eolico e fotovoltaico, che sono fonti con grandi potenziali, ma senza dimenticare – argomenta Muroni – il contributo di idroelettrico, bioenergie e geotermico. Un obiettivo che richiederà grandi investimenti, ma che produrrà secondo le stime oltre 100mila occupati e un beneficio netto sul sistema Paese di 21,5 miliardi di euro».

Se ne deduce la pressante necessità di accelerare, mentre i dati dello stesso Mise e dell’Enea mostrano che l’attuale sviluppo di fonti rinnovabili e decarbonizzazione è drammaticamente lento. «Come sistema di imprese siamo pronti alla sfida e siamo certi che il Governo – auspica Simone Mori, presidente di Elettricità Futura – darà un nuovo impulso al processo di transizione in tutti i segmenti, attraverso meccanismi di pianificazione e promozione degli investimenti, regole di mercato chiare e certe, un continuo confronto con il territorio e una rinnovata attenzione al rapporto tra l’industria e la ricerca». Tutte necessità messe in evidenza tra le proposte avanzate oggi da Elettricità Futura e Anev per lo sviluppo del settore, spaziando dai meccanismi di pianificazione e promozione degli investimenti al rapporto con il territorio e le amministrazioni per assicurare processi autorizzativi trasparenti e tempestivi.

«Il nuovo obiettivo del 32% di fonti rinnovabili al 2030 impone all’Italia – ha concluso Simone Togni, presidente dell’Anev – un cambio di passo che consenta di realizzare tutto il potenziale disponibile per i prossimi anni. Il ritardo accumulato impone di iniziare da subito con quelle tecnologie, come l’eolico, che già oggi sono mature, disponibili ed economicamente efficienti e che garantiscono alle aree più disagiate del Paese, e che fortunatamente sono anche maggiormente ricche della risorsa eolica, di poter sviluppare occupazione locale e innovazione tecnologica in una fonte, l’eolico, che in Italia ha saputo sviluppare un’industria solida che è esportatrice di tecnologia in Europa e nel Mondo. Il centro-sud del nostro Paese potrebbe quindi coniugare crescita, ambiente e occupazione realizzando quella rivoluzione industriale necessaria a decarbonizzare il sistema elettrico e predisporre le basi per rendere il vettore elettrico centrale per il futuro sviluppo dell’Italia».

 

Fer 2030, “imprese pronte alla sfida”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

Raggiungere i nuovi obiettivi Ue al 2030 per le rinnovabili significa, lato elettrico, raddoppiare la produzione passando dagli attuali 103 TWh a oltre 200 TWh, 210 TWh ipotizza Elemens nello studio presentato oggi a Roma in apertura del convegno Anev-Elettricità Futura. Studio che indica benefici e costi della roadmap 2030.

Il nuovo target del 32% al 2030, che tradotto per l’elettrico italiano potrebbe significare 63%, “impone all’Italia un cambio di passo che consenta di realizzare tutto il potenziale disponibile per i prossimi anni”, commenta il presidente Anev, Simone Togni. Visto il ritardo accumulato, continua, occorre “iniziare da subito con quelle tecnologie, come l’eolico, che già oggi sono mature, disponibili ed economicamente efficienti e che garantiscono alle aree più disagiate del Paese di poter sviluppare occupazione locale e innovazione tecnologica in una fonte che in Italia ha saputo sviluppare un’industria solida che è esportatrice di tecnologia”.

Come sistema di imprese, ha dichiarato per parte sua il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori, “siamo pronti alla sfida” della decarbonizzazione “e siamo certi che il Governo darà un nuovo impulso al processo di transizione in tutti i segmenti, attraverso meccanismi di pianificazione e promozione degli investimenti, regole di mercato chiare e certe, un continuo confronto con il territorio e una rinnovata attenzione al rapporto tra l’industria e la ricerca”.

Il convegno, a cui è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio (vedi notizia a parte), si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno partecipato i parlamentari Paolo Arrigoni (Lega), Gianluca Benamati (PD), il presidente della commissione Industria del Senato, Gianni Girotto (M5S), Rossella Muroni (LeU), Luca Squeri (FI) e il sottosegretario al Mise Davide Crippa.

Sul sito di QE sono disponibili le proposte Anev ed Elettricità Futura per traguardare i target Ue 2030 e la presentazione dello studio Elemens, illustrata da Tommaso Barbetti.

Presentazione al Min. Di Maio

Elemens ha presentato uno studio, commissionato da Elettricità Futura ed ANEV, sulla possibile crescita delle rinnovabili elettriche al 2030, tenuto conto dei nuovi obiettivi contenuti nella direttiva RED II. Alla presentazione dello studio ha partecipato il Ministro e Vicepremier Luigi Di Maio, alla prima apparizioni pubblica sulle tematiche connesse al mondo dell’energia. Oltre al Ministro e al partner di Elemens Tommaso Barbetti, sono inoltre intervenuti i presidenti delle associazioni committenti, Simone Mori e Simone Togni, il sottosegretario con deleghe all’energia Davide Crippa, nonché i referenti energia delle principali forze politiche [FOTO TG1]. A questo link è disponibile il video del nostro intervento.

 

Giornata mondiale del Vento 2018: le novità per l’eolico italiano

Da Greenstyle

 

Si è svolto oggi a Roma l’evento nazionale ANEV per la Giornata mondiale del Vento. Titolo del convegno istituzionale è stato “ENERGIA EOLICA: gli strumenti per lo sviluppo industriale del settore e il raggiungimento degli obiettivi al 2030”, durante il quale è stata analizzata l’attuale situazione dell’eolico in Italia e i suoi livelli di maturità tecnologica.

L’evento ANEV per la Giornata mondiale del Vento ha incluso anche un’analisi della situazione normativa e istituzionale (incluso il Decreto FER 1), del rinnovamento del parco eolico e della semplificazione delle procedure di VIA. Approfondimenti dedicati anche al rapporto tra Stato e Regioni e all’utilità dei PPA nel nostro Paese, al ruolo dell’eolico in funzione della salvaguardia ambientale, all’interno della SEN e del Piano clima energia.

I relatori che hanno preso parte al convegno sono stati: Marcello Cecchetti, capo ufficio legislativo Ministero dell’Ambiente; Fabio Bulgarelli, responsabile Affari regolatori Terna; Guido Bortoni, presidente ARERA; Livio De Santoli, responsabile Energia della Sapienza Università di Roma; Gianni Girotto, senatore della Repubblica per il Movimento 5 stelle. Il dibattito di oggi è stato moderato dal Prof. GB Zorzoli, presidente FREE, mentre ad aprire i lavori è stato Andrea Marchisio, analista economico di Elemens, che ha presentato lo studio sulle procedure per l’ammodernamento degli impianti: “Le procedure per gli ammodernamenti sulle rinnovabili pubblicate lo scorso dicembre dal GSE vanno ad aprire un nuovo mercato, finora bloccato da un quadro regolamentare incerto. L’eolico è la fonte che più di ogni altra potrà giovare dell’introduzione delle nuove regole (in potenza, fino a quasi 2 GW di iniziative per una produzione incrementale che – sul lungo periodo – potrebbe arrivare fino a quasi 7 TWh), con anche gli impianti idroelettrici che, seppur in misura minore, potranno beneficiare di interventi volti a incrementare la loro efficienza di produzione.”

Lo sviluppo di questo nuovo segmento di mercato – se accompagnato da una velocizzazione delle procedure di autorizzazione degli interventi – potrà generare fino a 2 miliardi di investimenti aggiuntivi già nel breve periodo, a fronte di un costo per il sistema del tutto marginale.

Le conclusioni della giornata sono state esposte da Simone Togni, presidente ANEV, che ha dichiarato: “L’Italia ha un’opportunità unica, il dibattito di oggi lo mostra, e la dobbiamo sfruttare. Cambiamento significa miglioramento e quindi il settore si aspetta oggi quello che nei dieci anni scorsi non si è avuto, a partire dalla stabilità regolatoria, da una visione di medio e lungo termine per gli investimenti, a una semplificazione reale per le tecnologie rinnovabili, il tutto seguendo il principio di sostenere le FER senza penalizzarle per le loro peculiarità tecnologiche.”

È una presa di posizione seria e fattiva nei confronti del settore eolico quella che ci aspettiamo dal neoeletto Governo, che dice di voler mutare i paradigmi del passato e di dare all’Italia un futuro a emissioni ridotte.