Retail, Energia Libera: “Ecco le leve per far decollare il mercato”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

“Il mercato retail si trova in una situazione di zugzwang”. Il presidente di Energia Libera, Fabio Bocchiola, ricorre alla metafora del giocatore di scacchi per descrivere il momento che sta vivendo il settore: come lo scacchista “è obbligato a muovere, non può stare fermo” verso la traiettoria del luglio 2020, la data prevista per la fine della tutela. “Molto è stato fatto” per raggiungere il traguardo, ma restano passaggi importanti da compiere “per far decollare il mercato”, ha sottolineato Bocchiola aprendo martedì 23 a Roma il primo convegno dell’associazione – già Energia Concorrente – con il nuovo nome e la nuova compagine (alla luce dei recenti ingressi di Sorgenia, E.ON Italia ed Eviva) a completamento della progressiva ridefinizione della mission: dall’iniziale concentrazione sul termoelettrico all’allargamento all’intero settore energetico (QE 19/9).
Per accendere il dibattito in attesa dell’annunciato tavolo Mise e del decreto con le modalità di uscita dalla tutela, Energia Libera ha commissionato ad Elemens uno studio “sugli scenari post-tutela”, presentato nel corso del convegno da Andrea Marchisio, partner della società di consulenza (le slide illustrate sono disponibili in allegato).

Partendo dall’osservazione di alcune esperienze estere, secondo Elemens le tre leve da attivare in maniera combinata per accelerare la deconcentrazione del mercato italiano e il passaggio al libero sono: un’efficace campagna di comunicazione, segnali di prezzo e sistemi disruptive, tipo “collective switching”. Solo con i primi due elementi, evidenzia lo studio, “la strutturale concentrazione del mercato italiano tenderà a mantenersi anche nel lungo periodo”. Attraverso l’organizzazione di procedure competitive per l’assegnazione di un servizio di continuità della fornitura post-tutela per quei clienti ancora inerti al momento dell’eliminazione della maggior tutela, ha sottolineato Marchisio, “è invece possibile creare una rapida e forte discontinuità nell’assetto di mercato, riducendone immediatamente la concentrazione: l’effetto è tale da consentire di passare da una situazione di oligopolio ad un mercato effettivamente competitivo attraverso l’adozione di una regolamentazione asimmetrica”.

L’ipotesi di asta disegnata nello studio (differenziata per domestici e non domestici) contempla l’assegnazione su base nazionale all’operatore con migliore offerta in termini di €/Pod/anno, tetto Antitrust con riferimento all’intero perimetro del mercato (libero+regolato), criterio dimensionale dei retailer che privilegia l’assegnazione del servizio ai primi 20 operatori.

Per evitare eventuali sovra-margini per i retailer vincitori delle procedure, Elemens prevede che la “rendita d’asta” (stimata in circa 1 miliardo di euro una tantum) sia restituita al sistema a beneficio indiretto della generalità dei consumatori.

Già in passato, anche con emendamenti prima approvati e poi rimossi in Parlamento alla Legge concorrenza, si era presa in considerazione la carta aste per il post-tutela, seppure con formulazioni diverse o meno dettagliate. Oggi come allora sono riemerse le possibili criticità. Ad evidenziarle al convegno di Energia Libera il presidente e a.d. di Acquirente Unico, Andrea Péruzy. Anzitutto sottolineando che le aste per il trasferimento coercitivo dei clienti inerti al mercato libero sono “la negazione della libertà di scelta dei consumatori e quindi del mercato stesso”. Sul punto Marchisio ha precisato che il “diritto di opt out del consumatore deve essere garantito prima e dopo l’asta”. Critico poi il numero uno di AU anche sulla definizione regolatoria di un prezzo a base d’asta perché, ha osservato, rischia di divenire un prezzo di riferimento ostacolando possibili risparmi per i consumatori. Da ultimo Péruzy si è soffermato sulla definizione nella proposta di criteri dimensionali per l’assegnazione dei clienti, una misura discrezionale che rischierebbe di cristallizzare il mercato.

Al di là della strada che verrà scelta dal Governo per gestire la transizione, dal convegno di Energia Libera è emersa comunque una generale convinzione dei relatori che sia arrivato il momento di “passare dalle parole ai fatti”, per usare l’espressione del segretario generale dell’Antitrust, Filippo Arena.

Il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, concludendo i lavori ha parlato di “momento storico” per il retail, che va gestito in modo che sia un’opportunità per il consumatore nella convinzione che “la scelta del cliente è fondamentale”. “L’architettura regolatoria c’è, forse qualcosa va aggiustato, quello che manca è la qualifica dei fornitori”, ha rilevato il presidente. A questo proposito, Arena dell’Antitrust ha affermato che la presenza di pratiche commerciali scorrette, oggetto del recente vademecum del Garante, non deve mettere in discussione la liberalizzazione. Piuttosto, ha aggiunto, significa che ci vuole una “maggiore attenzione e tempestività nel reprimere i comportamenti pericolosi per i consumatori per far sì che la competizione prosegua e sul mercato restino coloro che giocano secondo le regole”. Con una sottolineatura: la concorrenza, ha chiuso Arena, non va perseguita “perché bella, ma perché si traduce in abbassamento dei prezzi e stimolo all’innovazione”.

Alla tavola rotonda, a cui hanno preso parte anche Luigi Gabriele dell’Adiconsum e Renato Pesa di Confcommercio, mancavano, pur previsti, gli esponenti della maggioranza parlamentare che ad oggi non hanno espresso una linea chiara sul percorso. Il Governo, ha ricordato al convegno il responsabile energia del PD, Gianluca Benamati, ha detto alla Camera che vuole andare avanti sul fine tutela e che con il rinvio al 2020 deciso col Milleproroghe punta a creare condizioni di piena consapevolezza ed effettivo vantaggio per i consumatori. L’attesa ora è tutta per il tavolo Crippa.

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