Primi segnali di un nuovo mercato elettrico

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

Fosse un’opera pittorica, il sistema elettrico dipinto dal Piano Nazionale Integrato Energia Clima sarebbe – ovviamente – dominato da pennellate di verde, ma di un verde che sulla tavolozza del policy maker vira su tonalità paglierine, risultato di una miscela molto più carica di tempera gialla (74,5 TWh di fotovoltaico), rispetto a quella blu (40,1 TWh di eolico).

La particolarità è che, come i concetti spaziali di Fontana, la tela avrebbe un taglio in mezzo, corrispondente alle ore centrali della giornata in cui la produzione rinnovabile, soprattutto solare, affosserebbe tutta o quasi la domanda residua nazionale, creando frequenti eventi di overgeneration. Sul versante del mercato elettrico, il sistema dei prezzi marginali quindi non potrà che restituire valori molto bassi, quando non nulli o negativi, abbassando la media dei prezzi catturati dai profili fotovoltaici attraverso il noto effetto di “cannibalizzazione”.

Ora, in una prospettiva di sviluppo di asset senza incentivi molti ritengono che la crescita delle rinnovabili – sempre più competitive in termini di Lcoe – sarà trainata dalla pura domanda dei consumatori, grandi e piccoli: secondo Elemens, è un approccio un po’ semplicistico considerata la complessità della realtà fattuale.

Se da una parte è vero che gli investitori stanno sempre più fortemente cercando forme di stabilizzazione dei ricavi attraverso Long-term Ppa, ingaggiare una domanda sufficientemente ampia e disponibile a vincolarsi in accordi di lungo periodo – quando oggi la quasi totalità dei consumatori è ancorata ad una prospettiva annuale o biennale – è per ora difficile da immaginare. Abbiamo fondati motivi per aspettarci che singole Corporation, guidate da obiettivi di sostenibilità, daranno il buon esempio (per una porzione del proprio portafoglio), ma i costi di transazione e di cambiamento culturale per catturare piccoli-medi consumatori, pur in forma aggregata, sembrano ancora eccessivi.

Inoltre, uno sviluppo della produzione coerente con i target di decarbonizzazione, comprimendo sempre più il prezzo catturato e il segnale spot di mercato, potrebbe allargare il differenziale negativo rispetto ai prezzi dei Long-term Ppa già sottoscritti, rendendo sempre maggiore l’esposizione al rischio degli off-taker che si sono vincolati all’acquisto sul lungo periodo di energia prodotta da fonti rinnovabili a condizioni di prezzo prestabilite e tendenzialmente fisse.

Paradossalmente, più è credibile lo scenario del Pniec maggiore è la perdita di solidità di un modello di sviluppo di asset di generazione fotovoltaica e eolica basato sui soli segnali di mercato: una profezia che si auto-smentisce.

Come uscirne? Le strade possono essere molte. Sta avanzando, ad esempio, l’ipotesi di “garanzie pubbliche” a copertura dell’esposizione sui Ppa, un sistema incentivante in incognito che – socializzando le perdite e rendendo vano il segnale di mercato – può però provocare indesiderati fenomeni di moral hazard. Se l’Autorità, nel suo parere al DM rinnovabili, pare invece propendere per dei programmi d’asta, nelle sue dichiarazioni pubbliche il Governo sembra suggerire una visione più “fondamentale”, basata sulla centralità dello sviluppo di sistemi di storage e allineata sulle future esigenze di sistema che Terna ha spesso rappresentato, non da ultimo attraverso il Piano di Sviluppo 2019.

Il sottosegretario Crippa ha infatti recentemente fatto riferimento a procedure competitive per nuovi sistemi di accumulo, e soprattutto di pompaggio – seguendo una strada già proposta dal nostro Tso – lasciando intendere che, anche in questo caso, il solo segnale di prezzo offerto dal mercato potrebbe non essere sufficiente. Nuovi pompaggi, da svilupparsi – come da Pniec – soprattutto nelle zone meridionali e nelle isole, possono essere certamente utili al gestore di rete per affrontare rampe ripide ed overgeneration ma anche fungere da mitigazione della “cannibalizzazione”.

Quello che appare essere allo studio è un sistema frutto – a nostro avviso – di un’evoluzione della proposta di legge sui pompaggi di aprile 2018 formulata dall’attuale sottosegretario con delega all’energia. La proposta si rivolgeva ai pompaggi idroelettrici esistenti, obbligandoli a rendere il 70% della potenza disponibile agli impianti rinnovabili non programmabili non incentivati attraverso un apposito “mercato dei servizi di accumulo”.

La nostra ipotesi è che il nuovo progetto potrebbe invece coinvolgere solo i nuovi pompaggi (realizzati, appunto, attraverso aste) che, attraverso una piattaforma dedicata e con un meccanismo che possiamo definire di “profile swap”, possono offrire alla produzione fotovoltaica ed eolica dei profili di prelievo utili a strutturare un hedging sul rischio dei prezzi catturati.

Da una logica di garanzia puramente “finanziaria” si potrebbe dunque passare ad una sorta di garanzia asset based, secondo la quale sarà uno sviluppo armonico delle varie risorse a sistema a scandire i tempi della decarbonizzazione, attraverso un coordinamento tra azione “centralizzata” e spontaneità delle dinamiche di mercato. Un disegno che necessariamente dovrà confrontarsi con i costi dei sistemi di accumulo, nonché con le implicazioni di un maggior grado di pianificazione, ma che ha il pregio di proporre, finalmente, un’idea potenzialmente concreta di “nuovo market design”.

Lookout 22 in arrivo a Maggio

 

Nella prima metà di maggio, Elemens presenterà a Milano il suo LookOut 22 – il titolo dell’evento, la cui partecipazione è riservata ai nostri clienti, sarà “Nuove pipeline, nuovi economics, nuove regole di mercato”.

Di cosa parleremo?

Il mercato sta vivendo uno stato di calma apparente. Mentre gli occhi di molti sono su Bruxelles dove la Commissione sta nuovamente esaminando il testo del DM rinnovabili, con il green lights che potrebbe arrivare nelle imminenze delle elezioni europee, è ripartito a grandissima velocità lo sviluppo: Elemens ha tracciato le pipeline di tutti gli operatori, rilevando una vivacissima attività che riguarda soprattutto le regioni del Sud e il fotovoltaico. Forti di CAPEX e OPEX radicalmente differenti rispetto a solo pochi anni fa, gli operatori non si stanno lasciando spaventare dall’assenza, anche solo momentanea, di incentivi, convinti che il mercato potrà supplire sia tramite i PPA, sia tramite modelli merchant puri. Difficile dire se il mercato, per come lo conosciamo oggi, possa essere la destinazione finale delle rinnovabili, specie nell’ipotesi del massiccio sviluppo green prefigurato dal Piano Clima Energia.

Le stesse istituzioni sembrano non scommettere sulla spontaneità del mercato per plasmare un sistema elettrico coerente con il processo di decarbonizzazione e stanno lavorando su un radicale cambiamento del suo design. Il primo passo è la riforma del dispacciamento, presto in consultazione, che – pur nel suo contenuto innovativo – rappresenta solo il primo di numerosi tasselli che andranno a rivoluzionare le modalità di sviluppo e gestione delle risorse distribuite, della domanda e – soprattutto – dei sistemi di storage. Insieme all’evoluzione dei progetti pilota, si introdurranno nuovi prodotti e si apriranno nuovi segmenti, ognuno con le proprie caratteristiche ma tutti convergenti verso un quadro organico.

Per informazioni sul LookOut e sulla partecipazione ai suoi eventi, si prega di seguire questo link.

 

 

Fotovoltaico 2030, dai condomini italiani un potenziale da 9 GW

Per gentile concessione di Qualenergia

 

Da 6 a 9 GW di nuovo fotovoltaico, con volumi che dopo il 2025 andrebbero oltre il GW annuo.

Questo è quanto si potrebbe installare solo sui tetti dei condomini italiani dal 2019 al 2030 con lo sblocco dell’autoconsumo collettivo che il recepimento delle nuove direttive europee ci impone.

Un potenziale calcolato tenendo conto solo delle situazioni in cui gli economics sono in grado di fare incontrare domanda e offerta e al netto dell’inerzia strutturale dei consumatori, per smuovere i quali spesso la sola convenienza economica non basta.

È la stima della società di consulenza Elemens contenuta nel nuovo studio “I prosumer condominiali”, firmato da Energy@Home con il contributo scientifico della citata Elemens, di RSE e Kantar (un documento presentato e non ancora pubblicato ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima).

Come noto, oggi gli impianti di autoproduzione condominiali possono essere sfruttati per risparmiare esclusivamentee peri i consumi delle parti comuni dell’edificio, principalmente ascensori e illuminazione, senza che ci sia la possibilità per i singoli condomini di utilizzare l’energia autoprodotta per i propri consumi privati. Un limite che dovrà essere rimosso con il recepimento della Direttiva europea RED II che consentirà la configurazione “uno a molti”, aprendo un bacino di domanda molto interessante per il fotovoltaico.

L’analisi

La stima di Elemens parte dalla valutazione del potenziale tecnico, inteso come il numero massimo di installazioni fisicamente realizzabili nei condomini. Una volta individuato il potenziale tecnico, si è passati a valutare i casi in cui gli impianti siano effettivamente convenienti dal punto di vista economico, sia per il cliente finale (condomini) che per l’installatore/gestore.

Analizzando il parco edifici italiano (dati Istat), al netto di quelli già dotati di FV, in uno scenario in cui sul 40% dei condomini censiti si possa poi effettivamente installare un impianto solare, emerge che ci sarebbe posto per circa 29 GW di fotovoltaico. Ecco illustrato il potenziale in questo grafico.

Per valutare la convenienza economica, lato condòmini, del FV in autoconsumo, si è stimato sia l’andamento dei prezzi dell’energia all’ingrosso futuro – 75 €/MWh al 2030 in uno scenario “growth” e 67 in uno più conservativo “decrease” – che delle componenti variabili della bolletta elettrica (in primis oneri generali di sistema, oneri di rete e accise) esentate sull’energia autoconsumata: la somma di queste componenti rappresenta, anno per anno, la soglia limite di riferimento che rende conveniente o meno l’intervento per il consumatore.

Viceversa, per stimare la convenienza lato ESCo si guarda al LCOE dell’impianto, cioè il costo dell’energia elettrica prodotta dall’impianto, comprensiva della remunerazione del capitale investito:

 

La convenienza economica 

Nel calcolo degli analisti, domanda e offerta si incontrano, ossia si installa l’impianto, se, a seconda del tipo di consumatore (piccolo edificio o condominio), è possibile effettuare uno sconto sul totale della bolletta del 9%, 13%, 17%, 21% e 26% (o superiore).

Emerge allora quanto sintetizzato nei grafici qui sotto, in cui se il prezzo che può offrire la ESCo (proxy dell’LCOE fotovoltaico aggiustato per la quantità di energia non autoconsumata e ceduta in rete a prezzo wholesale, pari al 25% della produzione FV) incrocia la disponibilità ad acquistare del cliente, si accende un semaforo verde:

In tutti gli scenari elaborati, va precisato, si è assunto di mantenere la detrazione fiscale per i micro impianti solo fino al 2020. Pertanto, per quanto riguarda gli edifici mono e bifamiliari (impianto da 6 kWp), nello scenario growth è evidente l’effetto del venir meno dell’agevolazione fiscale a partire dal 2021.

Ciononostante, già da quell’anno si apre una finestra di opportunità (limitatamente allo sconto del 9%); col passare degli anni, l’abbassamento del LCOE rende conveniente via via tutti i livelli di sconto: a partire dal 2029, infatti, tutte le proposte commerciali sono economicamente realizzabili e lo scenario di prezzi più sfavorevole peggiora di poco la situazione, ritardando il pieno sviluppo del mercato all’anno 2030.

La situazione per i condomini, sotto le ipotesi dei prezzi growth, vede già conveniente nel 2019 la soluzione con sconto al 9%. Con il passare degli anni aumenta l’incrocio positivo tra LCOE e prezzo atteso: a partire dal 2027, tutti i livelli di sconto per i condomini sono infatti convenienti per entrambe le parti. Come per il caso degli edifici mono e bifamiliari, anche in quello condominiale un’eventuale scenario di contrazione dei prezzi elettrici all’ingrosso ritarda di qualche anno il pieno sviluppo del mercato (in questo caso atteso a partire dal 2029).

Il potenziale

Per giungere al dimensionamento definitivo si sono considerati due ulteriori elementi: l’elasticità della domanda agli sconti in bolletta proposti dalle ESCo e il limite massimo (fisico) di installazioni realizzabili ogni anno. Ed eccoci alla stima finale:

Nel dettaglio, lo scenario di prezzi all’ingrosso growth vede un potenziale economico complessivo pari a 9.143 MW, suddiviso tra 2.601 MW relativo alla categoria mono/bifamiliari e 6.542 MW inerenti i condomini veri e propri.

Viceversa, se si considera uno scenario di prezzo più sfavorevole, la dimensione del mercato scende a quota 8.333 MW, dei quali 2.440 MW mono/bifamiliari e 5.892 MW relativi ai condomini.

La battuta d’arresto del 2021 è data dalla previsione che cessino le detrazioni fiscali (un’ipotesi prudenziale, dato che la misura potrebbe essere confermata).

Se si dimezza l’esenzione dagli oneri

Quanto sopra assume che sull’energia autoconsumata permanga l’esenzione totale dagli onerisull’energia autoconsumata. Ma cosa accadrebbe in uno scenario regolatorio meno favorevole?

La direttiva RED II prevede (art. 21) che il quadro delle esenzioni possa essere modificato, prevedendo la possibilità diapplicare specifiche tariffe sull’energia autoconsumata per impianti di potenza superiore a 30 kW o comunque incentivati e, a partire dal 2026, qualora la quota di impianti di autoconsumo superi l’8% del totale dell’installato nazionale (quota ad oggi già ampiamente superata in Italia) e, anche a seguito di un’analisi costi-benefici, si ravvisi l’esistenza di un trattamento sproporzionato tra autoconsumatori e consumatori tradizionali.

Pertanto, lo studio contiene anche una stima (le due colonne a destra nel grafico qui sotto) di quel che accadrebbe ipotizzando che a partire dal 2026 venga ridotta del 50% la quota di onerigenerali di sistema allocata alla componente variabile (per esempio spostando parte del gettito in quota potenza), in entrambi gli scenari di prezzo (growth e decrease).

In questa ipotesi (cioè con solo il 50% degli oneri generali di sistema variabili) nello scenario growth, il potenziale economico complessivo 2019-2030 scenderebbe a 7.950 MW, dei quali 2.392 MW relativi agli edifici mono/bifamiliari e i restanti 5.561 MW imputabili a quelli condominiali.

Con un andamento prezzi all’ingrosso più depresso rispetto alle previsioni, il potenziale economico del fotovoltaico in autoconsumo scenderebbe, invece, a 5.979 MW: di questi, 1.895 MW sarebbero relativi agli edifici mono e bifamiliari, mentre i restanti 4.084 MW rappresenterebbero la quota destinata ai condomini.

Il Piano Energia Clima, una minestra senza sapore

Da La Stampa

 

Una rapida lettura del Piano Energia Clima consente di evidenziare alcune indicazioni interessanti, diverse lacune e gravi assenze. Ma soprattutto, alla fine delle 237 pagine la sensazione è quella di avere assaggiato una minestra insipida. Della SEN di Calenda si potevano criticare molti aspetti, ma c’erano due elementi che colpivano, l’obbiettivo delle rinnovabili 2030 dopo molti anni di immobilismo e l’uscita dal carbone entro il 2025.

Per questo nuovo Piano le aspettative erano alte, considerato lo storico interesse per le tematiche energetiche dei 5 Stelle e il deciso innalzamento avvenuto lo scorso anno degli obbiettivi europei delle rinnovabili e dell’efficienza. Una maggiore ambizione cui avevano contribuito anche le posizioni più avanzate dei nuovi governi spagnolo e italiano. Inoltre, i prezzi delle rinnovabili erano scesi ulteriormente, con un taglio del 27% per i moduli fotovoltaici nel solo 2018.

Ma queste attese sono rimaste deluse.

Partiamo dalle fonti rinnovabili, pronte a galoppare nel prossimo decennio senza bisogno di incentivi, ma che nel nuovo Piano è come se venissero imbrigliate.

La produzione verde prevista al 2030 coincide sostanzialmente con i valori indicati nella SEN (187 contro 184 TWh), mentre, ad esempio, il Coordinamento Free ed Elemens avevano stimato una produzione di 210 TWh.

Stupisce in particolare la dinamica prevista per il fotovoltaico, con una partenza molto lenta fino al 2024 e un valore finale che si ferma a 73 TWh, un valore del 18% inferiore rispetto alle indicazioni di Free. E anche il contributo delle altre fonti pare sottostimato.

Passiamo alla mobilità elettrica. Dopo la decisione di Francia e Regno Unito di fissare una data limite per la vendita di auto a benzina o diesel, ci si sarebbe aspettato un analogo segnale da parte del nostro paese. Nel Piano italiano non vi è invece nessuna traccia del phase-out e vengono indicati obbiettivi modesti al 2030 per la mobilità elettrica, con 6 milioni di auto di cui solo 1,6 milioni elettriche pure.

Si consideri che con l’adozione del recente obbiettivo europeo volto a tagliare del 37,5% le emissioni delle auto, Volkswagen ha deciso di alzare da 1,2 a 1,8 milioni la produzione elettrica alla fine del prossimo decennio. Secondo lo studio “Electrify 2030” di Ambrosetti, nel 2030 potrebbero circolare in Italia fino a 9 milioni di auto elettriche, mentre Free ipotizza 2,7 milioni di veicoli elettrici puri.

Non si parla poi di guida autonoma, una soluzione dirompente che inizierà a diffondersi nel prossimo decennio sia nel trasporto merci che in quello delle persone, con importanti implicazioni anche per le imprese europee. Lo ha ben compreso la Commissione che ha pubblicato un rapporto sulle strategie necessarie per fare dell’Europa un’area leader del trasporto con veicoli senza guidatore.

E passando dalle soluzioni ipertecnologiche alla semplice bicicletta, è sconfortante che non ci sia un obbiettivo né sulla quota di mobilità su due ruote, né sui km di piste ciclabili da raggiungere entro il 2030.

Un tema che diventerà sempre più importante nelle politiche climatiche riguarda l’assorbimento di carbonio dall’atmosfera, passaggio indispensabile per centrare l’obbiettivo di Parigi.

Nel Piano si parla delle foreste, ma non viene evidenziato il ruolo che può svolgere l’agricoltura, come testimonia l’approccio del “biogas fatto bene ” con l’impiego del digestato per la fertilizzazione che aumenta la concentrazione di carbonio nel suolo. In Francia questa azione è stata valorizzata con una campagna, “4 per 1000”, volta a incrementi annui dello 0,4% del contenuto di carbonio del primo strato di 40 cm dei terreni agricoli.

E per quanto riguarda il biometano da utilizzare nei trasporti, il Piano parla di soli 1,1 miliardi di metri cubi da raggiungere al 2030 (contro i 5,9 miliardi ipotizzati da Free), un valore largamente sottostimato rispetto al potenziale di 8-10 miliardi che le associazioni di categoria reputano utilizzabile per tutti gli usi.

Veniamo quindi ad un aspetto centrale del Piano Energia Clima, la riduzione delle emissioni climalteranti.

L’obbiettivo della Ue è quello di tagliare le emissioni del 40% rispetto ai valori del 1990 entro il 2030, ma, dopo l’Accordo di Parigi, il Parlamento europeo ha chiesto di arrivare ad una riduzione del 55% ed è probabile che il target verrà alla fine portato attorno al 50%-

È difficile trovare questo dato in modo esplicito nel rapporto, ma da una tabellina si evince che con le politiche del Piano la riduzione sarebbe pari al 37% . Dunque, se gli interventi proposti soddisfano, anzi superano, gli obbiettivi di riduzione rispetto al 2005, il Piano risulta carente rispetto al taglio che più conta nel percorso di decarbonizzazione.

Proprio l’opacità con cui vengono dati o sottaciuti elementi di valutazione importanti rappresenta un elemento che va evidenziato. Come lo sbandieramento della riduzione dei consumi del 43% alla fine del prossimo decennio, calcolato rispetto ad uno scenario elaborato nel 2007, mentre con le attuali dinamiche di crescita il calo dei consumi si ridurrebbe al 7% (e poco importa che anche la Ue faccia riferimento al modello del 2007).

Manca poi una riflessione sul lungo periodo, dimenticanza grave considerando che lo scorso novembre l’Unione Europea aveva adottato una strategia volta a raggiungere un’Europa “carbon neutral” al 2050.

Una valutazione sui tempi lunghi è importante per capire l’evoluzione nell’uso dei diversi combustibili fossili.

Se i consumi di gas si ridurranno notevolmente, sarà infatti possibile basarsi principalmente sulla sola produzione interna di biometano. E, a quel punto, risulta opinabile la necessità di realizzare nuovi gasdotti, considerando che già oggi la capacità di importazione è largamente sovradimensionata.

Ma nel Piano invece, oltre al TAP, si parla anche di altre iniziative come il progetto Eastmed per connettere il gas prodotto nel bacino israeliano-cipriota e nuovi impianti di rigassificazione (giustificati solo in Sardegna). Insomma anche nel PNEC, come nella SEN, ritroviamo una bulimia di infrastrutture, poco coerenti col percorso di decarbonizzazione dei prossimi 30 anni.

Per finire questo rapido excursus, va sottolineata un’assenza, quella della carbon tax , destinata ad avere nei prossimi decenni un ruolo significativo. Sarebbe stato importante leggere che l’Italia è favorevole a sollecitare una decisione europea su questo fronte.

Insomma, se con Calenda si era visto qualche segnale inaspettato, questo invece è un Piano di burocratica gestione della normalità.

Naturalmente queste sono solo prime impressioni generali e non devono far dimenticare le molte indicazioni specifiche interessanti contenute nel documento.

Come positivo è lo sforzo per fare interagire tre ministeri, Sviluppo, Ambiente e Infrastrutture, anche se sarebbe stato utile un coinvolgimento di altri dicasteri perché la conversione ecologica dell’economia attraverserà tutte le attività del paese.

Ma la partita in realtà si apre proprio adesso con l’avvio di un confronto con i vari portatori di interessi e categorie, un processo che in Italia come nel resto d’Europa potrà rappresentare un importante passaggio di rivisitazione.

Significativamente, sono già diversi i centri studi e le realtà associative che stanno analizzando il testo, riflettendo per identificare i limiti e per avanzare proposte.

Siamo dunque certi che la versione del Piano che uscirà alla fine dell’anno sarà migliore di quella mandata a Bruxelles a gennaio. E comunque confidiamo che la consultazione possa diventare un’occasione per accelerare processi virtuosi e per bloccare scelte negative.

I vantaggi della crescita dei “prosumer condominiali”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

Un’analisi delle barriere allo sviluppo dell’autoconsumo condominiale accompagnate da una serie di soluzioni normative e tecniche per superare le criticità che ancora esistono. E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dello studio “I prosumer condominiali” realizzato dall’associazione Energy@Home con il contributo scientifico di Elemens, Rse e Kantar che è stato presentato a Milano.

“Abbiamo affrontato il tema delle Energy community partendo dalla sua applicazione pratica ai condomini, evidenziando un potenziale interessante”, ha spiegato Marco Signa, direttore dell’associazione che raccoglie aziende dei settori energia, telecomunicazioni, elettrodomestici, elettronica, assicurazioni, Ict.

L’Italia “ha un potenziale di 6,5 GW di nuovo fotovoltaico da realizzare entro il 2030 e ulteriore spazio per lo sviluppo di altre tecnologie”, si legge in una nota. In questo contesto, i condomini potranno assumere “un ruolo centrale” nel raggiungimento dei target Ue. Sono, infatti, “oltre 200.000 i nuovi impianti che potrebbero essere installati sui tetti condominiali” con risparmi economici “tra i 1,4 e 2 miliardi di euro”.

Lo studio prevede che per adeguarsi alla direttiva Red II sarà necessario “quintuplicare il numero attuale di installazioni annuali di impianti fotovoltaici”, quindi, “bisognerà sfruttare al meglio tutti gli spazi disponibili e uno degli spazi a maggior potenziale, ad oggi poco sfruttato, è il condominio, dove per ragioni prima di tutto normative ma anche di accettabilità dell’investimento da parte dei singoli condòmini, si sono installati pochi impianti e senza percezione di risparmio sulla bolletta”.

Secondo Tommaso Barbetti di Elemens, tra gli autori dello studio, la direttiva Ue si candida “a rivoluzionare il mondo dell’autoconsumo, aprendo ai sistemi con una pluralità di clienti ad oggi non ammessi dalla regolazione italiana”. Tra i vari modelli “che si stagliano all’orizzonte, quello di più immediata applicazione pare quello dei prosumer condominiali”. I risparmi sulle bollette – ha concluso Barbetti – potranno essere “sostanziosi (intorno del 20%), con un potenziale di mercato che potrebbe arrivare fino a 250.000 condomini”.

Kantar ha, invece, raccolto la prospettiva degli amministratori. Per loro – ha spiegato Andrea Corti, Client partner tech, comms, utilities – una nuova normativa “che permetta di utilizzare l’energia prodotta da un impianto di autoproduzione anche per i bisogni dei singoli condòmini viene accolta in modo positivo, principalmente perché permetterebbe di ridurre i tempi di ritorno sull’investimento”.

“I prosumer condominiali”

Nella bellissima sala azionisti di Edison, davanti a circa 200 ospiti, Elemens ha presentato i contenuti del libro “I prosumer condominiali”, realizzato con la collaborazione di RSE e Kantar per l’associazione Energy@home. Nel programma della giornata, sono intervenuti per Elemens Tommaso Barbetti, parlando di come si sono create le condizioni per parlare di prosumer condominiali, Salvatore Alessandro Casa, analizzando i possibili impatti regolatori regolatori e Emanuele Zanardelli, definendo il tipo di mercato che ci si troverà davanti. Nel corso della giornata è intervenuto, tra gli altri, il Senatore Girotto. Su questo tema Elemens è stata convocato in audizione dalla X Commissione del Senato. (Clicca a guarda l’audizione al senato.)

A Palazzo Edison il primo passo verso le Energy Community

Da Affari Italiani

Un cambiamento che vede nel condominio, inteso come primo nucleo di Energy Community, uno dei suoi tasselli principali, e che si traduce in un nuovo ruolo dei consumatori nello sviluppo di ecosistemi funzionali all’autoproduzione di energia (tipicamente da fonte rinnovabile).

È questo lo scenario di partenza che ha animato il workshop “I Prosumer Condominiali”, organizzato dall’associazione no-profit Energy@Home nella sala azionisti del Palazzo Edison a Milano.

Paolo Quaini, Direttore Servizi Energetici e Ambientali di Edison, ha dichiarato ad Affaritaliani.it: “Siamo partner di Energy@home, abbiamo contribuito allo studio. Parlare di comunità energetiche locali vuol dire parlare del futuro dell’energia e del nostro Paese. Le comunità sono in grado oggi tecnologicamente di autodotarsi di quanto necessario per produrre l’energia che a ciascuno di noi serve, sono in grado di fare gli interventi per limitare i consumi energetici; questo è il paradigma del futuro: che ciascuno di noi sia in grado di non consumare l’energia che non serve e di autoprodursi, meglio se con fonti rinnovabili, l’energia di cui ha bisogno. L’intervento di oggi è fondamentale perché apre la strada nell’aspetto che è più vicino a ciascuno di noi e cioè il condominio, affinché questo sia possibile tecnicamente ma anche riconosciuto dal punto di vista della legge. L’Europa sta andando in questa direzione; l’obbiettivo di oggi è far sì che l’Italia si muova velocemente (come peraltro ci è stato confermato dalla politica) nella stessa direzione. Oggi si ha bisogno di informazione e formazione – ha continuato Quaini – c’è molto parlare di fonti rinnovabili e di efficienza energetica, ma a livello di ciascun singolo consumatore è ancora difficile che si abbia consapevolezza di che cosa si può fare, di quali siano i costi e di quali siano le società che, come Edison tra le tante, possono permettersi di aiutare ciascun cittadino a farsi carico degli investimenti, a capire quali sono i ritorni degli investimenti, a capire quali sono i benefici. C’è un tema di informazione che è fondamentale perché grazie all’informazione ciascuno sia in grado di capire nel suo caso specifico quali interventi sia ideale fare. Iniziative come quella di oggi indicano una tecnologia e un’abitazione: il fotovoltaico sul condominio. Partiamo dai suggerimenti che arrivano dalla normativa e dalle possibilità concrete e apriamo lo sguardo a tutto quello che si può fare, anche già incentivato, come la riqualificazione energetica degli edifici, le pompe di calore, le sostituzioni di apparecchiature che costano troppo con tecnologie più adeguate ai tempi moderni”.

Con il supporto di uno studio effettuato grazie al contributo scientifico di Elemens, RSE e Kantar, l’evento ha l’obiettivo di chiarire quali sono le barriere che attualmente impediscono uno sviluppo significativo di questo mercato e di suggerire le soluzioni normative e tecnico-economiche per superare le attuali criticità.

“Negli ultimi anni l’Associazione Energy@home si è proposta anche come luogo privilegiato di incontro tra industrie diverse per identificare e studiare nuovi casi d’uso e nuovi business model legati al mondo della Smart Home e uso intelligente dell’energia” riporta Marco Signa, direttore dell’associazione Energy@home. Ad Affaritaliani.it Signa ha raccontato di che cosa si occupa l’associazione, quali sono i suoi obiettivi e i temi che mette in campo: “Energy@home è un’associazione senza fini di lucro che è stata fondata nel 2012 da quattro grandi aziende (n.d.r. Electrolux, Enel Distribuzione, Indesit Company and Telecom Italia). Oggi raccoglie più di 20 associati, da aziende piccole a multinazionali, possiede un’ampia proprietà intellettuale sugli studi condotti nel tempo, non solo nell’ambito dell’energia ma in generale nello sviluppare scenari per la casa intelligente che vanno dall’aspetto della gestione dell’energia all’aspetto del trovare soluzioni per il comfort, per la sicurezza, per il benessere delle persone, cercando di creare un ambiente precompetitivo da cui gli associati possano trarre benefici per il proprio business. Un laboratorio, dunque, che compie studi come quello presentato oggi, ma anche tavoli di lavoro pratici per affrontare un mondo di industrie diverse e trovare scenari di business che le singole aziende da sole non potrebbero raggiungere perché non hanno il vantaggio di portare con sé le esperienze di aziende diverse che operano in settori diversi. Stiamo lavorando anche tanto con associazioni simili in Europa che hanno realizzato soluzioni portate alla Commissione Europea. Un’associazione, Energy@home, che a 360 gradi cerca di contribuire a soluzioni che possano portare un vantaggio significativo sia in termini di business sia in termini di valore per le persone”.

All’appuntamento non poteva mancare un’azienda come Enel. “Rispetto al tema delle energy community il nostro punto di vista è positivo – ha detto ad Affaritaliani.it Mariangela Di Napoli, Responsabile Regolatorio Infrastrutture e Reti Enel – certamente andranno sviluppate. Il distributore elettrico pensiamo possa facilitare in modo neutrale lo sviluppo di queste configurazioni; crediamo anche che si debba riutilizzare il più possibile quella rete elettrica già esistente, soprattutto con tutte le tecnologie di digitalizzazione che stiamo già implementando e che vanno proprio nel senso di facilitare la maggiore consapevolezza dei clienti che adopereranno questo tipo di tecnologie per consumare in modo più intelligente. Quindi con i contatori di nuova generazione tutto questo potrà essere facilitato e portato a svilupparsi in modo più veloce, con i tempi previsti dal Piano Nazionale Energia e Clima”.

ABB è tra i membri associati di Energy@home. Leonardo Botti, Head of Global Product Management ABB Solar, intervenuto alla tavola rotonda insieme ai rappresentanti di Enel, Edison, Assoesco, Italia Solare e RSE, ha detto ad Affaritaliani.it: “La nostra vicinanza al cliente è una caratteristica fondamentale della nostra azienda. Vediamo nello sviluppo delle comunità prosumer anche a livello condominiale sicuramente un’opportunità importante per il mercato dell’energia che sarà uno di quelli su cu il futuro avrà molte novità da mostrarci”. Rispetto al tema delle auto elettriche “Noi del Gruppo ci stiamo già organizzando – ha detto Botti – con soluzioni rivolte all’utilizzo di auto elettriche. Siamo uno dei maggiori sponsor della Formula E. Il futuro dell’auto andrà verso la soluzione elettrica; sicuramente la ricarica dell’auto elettriche, la possibilità di gestirle e di integrarle in un sistema più complesso è uno degli obbiettivi che ci siamo dati”.

Nei prossimi mesi in Italia dovrà essere recepita la direttiva europea REO Il con obiettivi sempre più sfidanti sulla produzione rinnovabile, per raggiungere i quali si ipotizza che sarà necessario quintuplicare il numero attuale di installazioni annuali (e non basterà installare impianti sui tetti delle case singole o bifamiliari come accade oggi). Bisognerà, quindi, sfruttare al meglio tutti gli spazi disponibili, e uno degli spazi a maggior potenziale – ad oggi poco sfruttato – è il condominio, dove per ragioni prima di tutto normative ma anche di accettabilità dell’investimento da parte dei singoli condòmini, si sono installati pochi impianti e senza percezione di risparmio sulla bolletta. Superare queste barriere è necessario e possibile.

Secondo Tommaso Barbetti di Elemens, tra gli autori dello studio, “La nuova direttiva europea REO Il si candida a rivoluzionare il mondo dell’autoconsumo, aprendo ai sistemi con una pluralità di clienti ad oggi non ammessi dalla regolazione italiana. Tra i vari modelli che si stagliano all’orizzonte, quello di più immediata applicazione pare quello dei prosumer condominiali, con l’energia prodotta sui tetti che potrà finalmente essere consumata anche dalle famiglie: i risparmi sulle bollette potranno essere sostanziosi (nell’intorno del 20%), con un potenziale di mercato che potrebbe arrivare fino a 250.000 condomini. Già nei prossimi mesi si aprirà il cantiere normativo che porterà, in tempi ragionevolmente brevi, alla definizione delle modalità con cui ciò potrà avvenire”.

E poiché una comunità non è fatta solo di regole e soluzioni tecniche, ma delle persone che la vivono e la gestiscono, lo studio promuove una figura chiave per questo tipo di Energy Community: “Kantar ha ascoltato e raccolto per Energy@Home la prospettiva degli amministratori di condominio – ha commentato Andrea Corti, Client Partner Tech, Comms, Utilities – Kantar, lnsights Division – che si sono confermati un attore chiave per l’adozione di nuove soluzioni energetiche per i condomini. In particolare, una nuova normativa che permetta di utilizzare l’energia prodotta da un impianto di autoproduzione anche per i bisogni dei singoli condòmini viene accolta in modo positivo, principalmente perché permetterebbe di ridurre i tempi di ritorno sull’investimento. Come ci si attendeva, il risparmio è emerso come il driver primario, ma gli amministratori ritengono vincenti anche altri valori, come la semplificazione e l’aumento del valore del condominio”.

 

Avvio Tavolo Autoconsumo 2019

Per il quarto anno consecutivo, i principali operatori del mercato si sono affidati al Tavolo Autoconsumo ed Efficienza Energetica per approfondire i temi di maggior rilevanza strategica del settore: quest’anno, in particolare, ci sarà un forte focus dei lavori sulle energy communities e sul loro recepimento nel sistema italiano. Il Tavolo Autoconsumo ed Efficienza Energetica è un progetto di consulenza regolatoria e di comunicazione coordinato da Elemens (per quanto attiene agli aspetti di studio e di analisi regolatoria) e da Public Affairs Advisors (per gli aspetti di comunicazione e di public affairs).

Elemens incontra il collegio di ARERA

Elemens ha incontrato, per conto del Tavolo Autoconsumo ed Efficienza Energetica, il Collegio e il Presidente dell’Autorità di Regolazione dell’Energia, Reti e Ambiente (ARERA): oggetto dell’incontro è stato una ricognizione sul tema delle Energy Community. Per Elemens hanno partecipato Tommaso Barbetti, Andrea Marchisio e Salvatore Alessandro Casa. Il Tavolo Autoconsumo ed Efficienza Energetica è un progetto di consulenza regolatoria e di comunicazione coordinato da Elemens (per quanto attiene agli aspetti di studio e di analisi regolatoria) e da Public Affairs Advisors (per gli aspetti di comunicazione e di public affairs).