Autoconsumo: “Tre modelli per recepire la direttiva Red II”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

In Italia il recepimento della direttiva Red II potrebbe tradursi in circa 100 TWh di nuova energia verde da produrre, di cui un quarto (23 TWh) potrebbe essere in assetto di autoconsumo.

Traghettare il mondo prosumer dalla dimensione storica di 300-350 MW/anno ad una crescita di 1.800 MW/anno (tanto potrebbe servire per raggiungere l’obiettivo) richiederà una serie di trasformazioni che vanno dalla semplificazione delle “sigle” di autoconsumo attualmente previste, al riconoscimento degli ostacoli regolatori (dove la recente disciplina sugli energivori va a sottrarre una possibile base di clienti a chi efficienta i processi), per giungere – infine – alla ridefinizione del perimetro in cui avverrà l’autoconsumo.

Per cominciare a delineare i contorni di tale “rivoluzione”, il Tavolo Autoconsumo e Efficienza energetica promosso da Elemens e Public Affairs Advisors ha organizzato un convegno per il prossimo 20 novembre (alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario Davide Crippa e di Gianni Girotto, presidente della X commissione del Senato che ha promosso una consultazione e un giro di audizioni sul tema, QE 7/11) nel corso del quale sarà presentato uno studio volto a individuare alcuni modelli per il recepimento della direttiva. Che “offre tantissimi stimoli” ma anche “qualche criticità interpretativa”, rimarca Giovanni Galgano di Public Affairs Advisors.

“Visto che nell’assetto futuro l’autoconsumo non sarà più solo uno a uno ma uno a molti – spiega Tommaso Barbetti di Elemens – il tema di base è: sarà un mondo fisico o meramente commerciale? Nel primo caso si dovranno realizzare nuove reti o si dovrà dare la possibilità ai prosumer di gestire o addirittura acquisire le reti esistenti. Se l’assetto sarà solo commerciale si potrà andare verso lo schema di ‘scambio sul perimetro’ ipotizzato dall’ex presidente dell’Arera, Guido Bortoni”.

Elemens ha quindi “studiato i vicini di casa”, ossia la Svizzera, la Francia e la Germania. Il modello elvetico, sottolinea Barbetti, è quello fisico, in cui la rete viene gestita dai prosumer. Quello francese è invece commerciale, simile allo scambio sul perimetro. Infine quello tedesco è una via di mezzo, dove il prosumer utilizza le reti ma gli utenti possono scegliere di starne fuori, e i distributori possono “vedere” quello che c’è all’interno del sistema.

In nessuno di questi modelli, sottolinea lo studio (come peraltro già fatto da Elemens in audizione al Senato, QE 4/10) emerge  un particolare rischio di sostenibilità finanziaria per il sistema: “anche sotto uno scenario di forte sviluppo dell’autoconsumo, il modello delle esenzioni tariffarie (la modalità, spesso oggetto di critiche, con cui in Italia si promuove l’autoconsumo) non pare produrre significativi aggravi per gli consumatori (in media, 1,5 €/MWh nei prossimi 10 anni) né deviare la traiettoria già tracciata di riduzione degli oneri di sistema”.

“Compito del Tavolo Autoconsumo e Efficienza energetica – conclude Galgano – è, da ormai 3 anni, studiare gli scenari possibili e restituire agli attori del sistema le fotografie più aggiornate sulle evoluzioni regolatorie in atto”.

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