Autoconsumo, come attuare la rivoluzione

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

 

Il fatto che il nodo del fine tutela sia a metà tra regolazione e politica non dev’essere un pretesto “per non giocare la partita”, avvertiva nei giorni scorsi il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, che ieri al convegno di Energia Libera ha parlato addirittura di un “momento storico” per questo settore. Per l’Antitrust se il rinvio al 2020 non è drammatico, “sarebbe il caso di non rinviare ancora perché il tempo c’è per arrivare alla scadenza con un assetto concorrenziale che funziona”, parole stavolta del segretario generale Filippo Arena. E per il presidente di Energia Libera, Fabio Bocchiola, il settore si trova in una situazione di “zugzwang”, termine che negli scacchi indica l’obbligo di muovere – in questo caso di procedere sul percorso avviato – che lo si voglia o no.
Certo per procedere davvero è necessario chiarirsi le idee su alcuni punti chiave e soprattutto agire di conseguenza. Uno è certamente la campagna informativa di cui si sono perse le tracce – “dalle istituzioni può venire una comunicazione su alcune condizioni minime” valide in qualunque scenario e in grado “di far apprezzare i vantaggi” del mercato, osservava martedì Besseghini. AU, si ricorda, deve ora bandire la gara per l’affidamento.
Soprattutto però bisogna definire le modalità della transizione, un compito del Mise, che deve emanare il decreto. Ma prima ancora un compito delle aziende, che devono chiarire a sé stesse cosa vogliono e spiegarlo all’esterno, cosa meno banale di quanto sembri vista la grande varietà di posizioni emerse in questi anni. Ieri un passo avanti in questo senso è venuto da Energia Libera, che, pur per il tramite di uno studio commissionato all’esterno, ha indicato la sua predilezione per le aste per l’assegnazione di clienti, provando ad articolare il concetto nei dettagli.
Del cosiddetto collective switching con procedure competitive si è parlato spesso su queste pagine, evidenziando come miri a risolvere un nodo di fatto di tipo antitrust, legato più all’assetto dell’offerta che alla domanda: la sproporzione di forze e vantaggi di mercato tra operatori i nuovi entranti e gli incumbent, Enel in particolare, i quali sono in condizione di conquistare la gran parte dei clienti alla scadenza della tutela in assenza di contromisure “asimmetriche”. L’analisi di Energia Libera/Elemens, come visto (v. articolo odierno), prospetta una soluzione di aste più tetti antitrust – analoga in questo a quella proposta un anno fa da Stagnaro et al., altro caso raro di analisi e proposta articolata, ndr (v. Staffetta 16/10/17) – argomentando nel dettaglio perché limitare lo spazio di mercato degli operatori storici sia opportuno.
Le aste presentano una serie di problemi e controindicazioni (v. Staffetta 20/10/17), alcune delle quali sono state discusse nel dibattito. Prima fra tutte il non essere basate su una scelta esplicita del cliente, come evidenziato ieri dal presidente di AU Andrea Peruzy– e pur senza entrare nel merito anche Besseghini ha rimarcato che “la scelta del cliente resta fondamentale”. Un limite temperato nella proposta di EL dalla possibilità di opt outanche dopo l’asta (una facoltà, si potrebbe alò tempo stesso notare, che se esercitata da molti clienti, potrebbe creare un’eccessiva incertezza e non far tornare i conti di chi ha investito nella partecipazione alle gare).
C’è anche la definizione del prezzo base d’asta, processo per forza di cose e almeno in certa misura “amministrato” (altro punto evidenziato da Peruzy). La proposta resta poi generica se la base d’asta debba essere o no più alta dell’attuale prezzo tutelato, spingendo i clienti a cercarsi di meglio sul mercato ma anche rischiando di creare rendite per i vincitori dell’asta. Questione politicamente abbastanza esplosiva, come già emerso ai tempi del dibattito parlamentare sulla legge concorrenza.
Ci sono poi le difficoltà tecniche di gestire milioni di switch in un colpo solo e le conseguenze occupazionali di uno svuotamento di clienti per le società di fornitura in tutela degli incumbent. C’è chi suggerisce di impiegare proprio in quest’ambito, come ammortizzatore, la rendita d’asta: un importo stimato tra 200 mln e 2,6 miliardi di euro 1, che Renato Pesa di Confcommercio, ha invece proposto per parte sua di destinare a favore delle Pmi.
Aste o no, un altro dato interessante emerso dal dibattito di martedì è stato, come visto, la fiducia di Arera e Antitrust nelle prospettive dell’apertura del mercato retail.
Riprendendo temi espressi il 16 ottobre a Milano sul potenziale della tecnologia di accelerare il decollo del mercato (v. Staffetta 17/10), Besseghini ha notato che oggi c’è la “sensazione di vivere un momento storico”, con un contesto che spinge verso un’evoluzione dell’offerta verso nuovi territori. “Il digitale permette sempre più al cliente di indicare gli obiettivi lasciando alle macchine di perseguirli”, ha osservato ad esempio sul confronto tra offerte. “Si può usare quest’anno per sviluppare rapidamente la strumentazione”, ha proseguito. Lato regolazione, ha concluso, “l’architettura c’è già, forse serve qualche aggiustamento”, ad esempio “la qualifica dei fornitori (l’albo dei venditori, ndr) è qualcosa che manca”. Inoltre “le garanzie che si chiedono agli operatori sono spesso garanzie verso il sistema, l’approccio di attenzione al consumatore potrebbe essere quello di estendere anche delle garanzie verso il consumatore”, ha aggiunto riprendendo quanto detto la mattina in Parlamento (v. Staffetta 23/10).
Anche Arena dell’Antitrust sulle aste non si è sbilanciato. Da un lato ha evidenziato la necessità di evitare un effetto trascinamento verso gli incumbent nel dopo tutela, tanto più considerata l’integrazione verticale con la distribuzione degli operatori storici. Dall’altro ha rilevato che “in sede di dibattito parlamentare le proposte sulle aste ci erano parse generiche. Bene che la Legge Concorrenza abbia rimesso la questione al decreto Mise, su cui siamo pronti a collaborare”.
Sull’apertura del mercato, comunque, il segretario generale ha ribadito come la concorrenza nell’energia porti risparmi tangibili e che la presenza di pratiche commerciali scorrette, da cui l’Agcm ha cercato di mettere in guardia i clienti col recente vademecum (v. Staffetta 26/09), “non significa che dobbiamo rimangiarci la liberalizzazione. Ma solo che ci vuole efficienza e tempestività nella repressione, perché alla fine restino in campo quelli che giocano secondo le regole”.

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