Autoconsumo, come attuare la rivoluzione

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

 

“Studiare gli scenari possibili e restituire agli attori del sistema le fotografie più aggiornate sulle evoluzioni regolatorie in atto e sui loro impatti”: così ha definito il compito del Tavolo autoconsumo ed efficienza energetica Giovanni Galgano, managing director di Public Affairs Advisors, che insieme a Elemens ha organizzato questa settimana presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma il convegno “Da uno a molti: verso le comunità energetiche”, un confronto sul futuro dell’autoconsumo, tra orizzonte europeo e policy nazionali.

“La direttiva RED II – si spiega anche nelle slides – ha proiettato il settore energia in una nuova dimensione in cui il pilastro della sostenibilità assumerà uno spessore ancora maggiore rispetto al passato. In Italia ciò potrebbe tradursi in circa 100 TWh di nuova energia verde da produrre, di cui un quarto (23 TWh) potrebbe essere in assetto di autoconsumo”. Anche Tommaso Barbetti, founding partner di Elemens, durante il suo intervento ha spiegato che “traghettare il mondo prosumer dalla dimensione storica di 300-350 MW/anno ad una crescita di 1.800 MW/anno (tanto potrebbe servire per raggiungere l’obiettivo) richiederà una serie di trasformazioni che vanno dalla semplificazione delle sigle di autoconsumo attualmente previste, al riconoscimento degli ostacoli regolatori (dove la recente disciplina sugli energivori va a sottrarre una possibile base di clienti a chi efficienta i processi), per giungere – infine – alla ridefinizione del perimetro in cui avverrà autoconsumo”.

Nel corso della presentazione dei risultati dello studio di Elemens, Barbetti ha spiegato anche perché gli elementi introdotti dalla RED II possono essere considerati “rivoluzionari”: “se fino ad oggi infatti era possibile effettuare autoconsumo solo con utenti singoli, con l’applicazione della nuova direttiva sarà possibile coinvolgere anche una pluralità di soggetti – condomìni, centri commerciali e vere e proprie comunità energetiche costruite intorno ad un impianto rinnovabile”. Tema centrale del convegno è stato soprattutto comprendere le sfide che il recepimento della direttiva porrà al regolatore, al sistema elettrico e al mercato in generale. Innanzitutto le modalità (fisiche e virtuali) che hanno portato Barbetti a descrivere tre diversi modelli: “La direttiva europea appare sufficientemente di principio da poter immaginare diverse modalità con cui le energy community potranno essere inserite nel contesto italiano. Elemens ha individuato 3 casi di riferimento da cui pensiamo che possa partire la discussione: un modello fisico, in cui la rete è fisicamente gestita dal prosumer, un modello commerciale, in cui gli effetti dell’autoconsumo vengono simulati mentre dal punto di vista fisico tutto rimane esattamente come oggi, e infine uno ibrido. La scelta del modello sarà decisiva, perché su di essa prenderà forma il nuovo sistema elettrico e da essa ripartiranno le strategie di tutti gli operatori”.

 

Su quale sia il modello preferito (e preferibile), i rappresentanti delle aziende e delle associazioni – presenti Roberto Aquilini di Engie, Marco Ballicu di Axpo, Simona Ciancio di Terna, Simona Ferrari di Assoesco, Maria Elena Fumagalli di Edison, Leonardo Santi di E.On e Edoardo Zanchini di Legambiente – durante i loro interventi alla tavola rotonda moderata da Maurizio Melis, sono stati abbastanza cauti e non si sono sbilanciati pur avendo comunque garantito la loro prontezza e disponibilità ad accogliere le indicazioni della direttiva, anche se molto si è parlato del modello ibrido alla tedesca . A introdurre il dibattito della tavola Giulio Volpi della DG Energy della Commissione europea che ha presentato al pubblico i termini della direttiva, in particolare gli articoli 21 e 22. Sul tema dei modelli da seguire, ha sottolineato Volpi, si entra nel campo della sussidiarietà: “parliamo di sistemi definiti in base alle regole nazionali. Quindi non è, almeno al momento, opportuno intervenire con una armonizzazione. Vedremo l’applicazione da qui a qualche anno e valuteremo la definizione di un modello unico a livello europeo se necessario. L’importante è definire i principi e i diritti in modo che tutti i consumatori a livello europeo possano giocarsi questa partita”.

 

Gli interventi politici, in chiusura dell’evento, hanno riguardato l’ecobonus e i contratti Ppa. “Discreta speranza sulla stabilizzazione dell’ecobonus efficienza energetica”, le parole di Gianni Girotto, presidente della commissione Industria al Senato, “sto lottando per avere i tre anni, ma la certezza si ha solo quando il Parlamento vota. Proveremo a prolungare anche il Sismabonus”. Sul tema della mobilità, su cui l’Italia secondo il senatore Girotto “è rimasta più ferma rispetto agli altri e rispetto ai progressi fatti nell’efficienza”, “le misure riguarderanno molto di più il trasporto pubblico, molto più lo sharing e la mobilità leggera”. Su come finanziare le misure: “Per fortuna è già vigente la disponibilità finanziaria: 3,7 miliardi per il rinnovo parco autobus che sicuramente è una delle priorità”. Sul tema dei Ppa è intervenuto Davide Crippa, sottosegretario al Mise, nel suo intervento a conclusione del convegno ha detto: “Strumenti di garanzia finanziaria rispetto alle vendite negli anni successivi in relazione di come andrà il prezzo dell’energia sono una sorta di paracadute per chi fa questo tipo di investimento. Mi sembra un po’ andare a cercare di sostenere qualcosa che teoricamente negli altri paesi si sostiene già da sé”. Sul punto il sottosegretario del Mise è sembrato voler chiarire una posizione che comunque sostiene da tempo (v. Staffetta 11/07). “È evidente che, anche immaginando in futuro un sostegno di questa natura, sia un po’, non dico rischioso, ma rischia di essere uno strumento vano e che rischia di dilapidare delle risorse. Diverso è per la pubblica amministrazione”.23