Elemens speaker al convegno di I-COM

Elemens è intervenuta alla Tavola Rotonda di I-COM “FER(ENT) in Italia: Quali scenari per le rinnovabili verso il 2030” con un intervento di Andrea Marchisio focalizzato soprattutto sull’integrazione a mercato delle fonti rinnovabili.

Retail, Energia Libera: “Ecco le leve per far decollare il mercato”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

“Il mercato retail si trova in una situazione di zugzwang”. Il presidente di Energia Libera, Fabio Bocchiola, ricorre alla metafora del giocatore di scacchi per descrivere il momento che sta vivendo il settore: come lo scacchista “è obbligato a muovere, non può stare fermo” verso la traiettoria del luglio 2020, la data prevista per la fine della tutela. “Molto è stato fatto” per raggiungere il traguardo, ma restano passaggi importanti da compiere “per far decollare il mercato”, ha sottolineato Bocchiola aprendo martedì 23 a Roma il primo convegno dell’associazione – già Energia Concorrente – con il nuovo nome e la nuova compagine (alla luce dei recenti ingressi di Sorgenia, E.ON Italia ed Eviva) a completamento della progressiva ridefinizione della mission: dall’iniziale concentrazione sul termoelettrico all’allargamento all’intero settore energetico (QE 19/9).
Per accendere il dibattito in attesa dell’annunciato tavolo Mise e del decreto con le modalità di uscita dalla tutela, Energia Libera ha commissionato ad Elemens uno studio “sugli scenari post-tutela”, presentato nel corso del convegno da Andrea Marchisio, partner della società di consulenza (le slide illustrate sono disponibili in allegato).

Partendo dall’osservazione di alcune esperienze estere, secondo Elemens le tre leve da attivare in maniera combinata per accelerare la deconcentrazione del mercato italiano e il passaggio al libero sono: un’efficace campagna di comunicazione, segnali di prezzo e sistemi disruptive, tipo “collective switching”. Solo con i primi due elementi, evidenzia lo studio, “la strutturale concentrazione del mercato italiano tenderà a mantenersi anche nel lungo periodo”. Attraverso l’organizzazione di procedure competitive per l’assegnazione di un servizio di continuità della fornitura post-tutela per quei clienti ancora inerti al momento dell’eliminazione della maggior tutela, ha sottolineato Marchisio, “è invece possibile creare una rapida e forte discontinuità nell’assetto di mercato, riducendone immediatamente la concentrazione: l’effetto è tale da consentire di passare da una situazione di oligopolio ad un mercato effettivamente competitivo attraverso l’adozione di una regolamentazione asimmetrica”.

L’ipotesi di asta disegnata nello studio (differenziata per domestici e non domestici) contempla l’assegnazione su base nazionale all’operatore con migliore offerta in termini di €/Pod/anno, tetto Antitrust con riferimento all’intero perimetro del mercato (libero+regolato), criterio dimensionale dei retailer che privilegia l’assegnazione del servizio ai primi 20 operatori.

Per evitare eventuali sovra-margini per i retailer vincitori delle procedure, Elemens prevede che la “rendita d’asta” (stimata in circa 1 miliardo di euro una tantum) sia restituita al sistema a beneficio indiretto della generalità dei consumatori.

Già in passato, anche con emendamenti prima approvati e poi rimossi in Parlamento alla Legge concorrenza, si era presa in considerazione la carta aste per il post-tutela, seppure con formulazioni diverse o meno dettagliate. Oggi come allora sono riemerse le possibili criticità. Ad evidenziarle al convegno di Energia Libera il presidente e a.d. di Acquirente Unico, Andrea Péruzy. Anzitutto sottolineando che le aste per il trasferimento coercitivo dei clienti inerti al mercato libero sono “la negazione della libertà di scelta dei consumatori e quindi del mercato stesso”. Sul punto Marchisio ha precisato che il “diritto di opt out del consumatore deve essere garantito prima e dopo l’asta”. Critico poi il numero uno di AU anche sulla definizione regolatoria di un prezzo a base d’asta perché, ha osservato, rischia di divenire un prezzo di riferimento ostacolando possibili risparmi per i consumatori. Da ultimo Péruzy si è soffermato sulla definizione nella proposta di criteri dimensionali per l’assegnazione dei clienti, una misura discrezionale che rischierebbe di cristallizzare il mercato.

Al di là della strada che verrà scelta dal Governo per gestire la transizione, dal convegno di Energia Libera è emersa comunque una generale convinzione dei relatori che sia arrivato il momento di “passare dalle parole ai fatti”, per usare l’espressione del segretario generale dell’Antitrust, Filippo Arena.

Il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, concludendo i lavori ha parlato di “momento storico” per il retail, che va gestito in modo che sia un’opportunità per il consumatore nella convinzione che “la scelta del cliente è fondamentale”. “L’architettura regolatoria c’è, forse qualcosa va aggiustato, quello che manca è la qualifica dei fornitori”, ha rilevato il presidente. A questo proposito, Arena dell’Antitrust ha affermato che la presenza di pratiche commerciali scorrette, oggetto del recente vademecum del Garante, non deve mettere in discussione la liberalizzazione. Piuttosto, ha aggiunto, significa che ci vuole una “maggiore attenzione e tempestività nel reprimere i comportamenti pericolosi per i consumatori per far sì che la competizione prosegua e sul mercato restino coloro che giocano secondo le regole”. Con una sottolineatura: la concorrenza, ha chiuso Arena, non va perseguita “perché bella, ma perché si traduce in abbassamento dei prezzi e stimolo all’innovazione”.

Alla tavola rotonda, a cui hanno preso parte anche Luigi Gabriele dell’Adiconsum e Renato Pesa di Confcommercio, mancavano, pur previsti, gli esponenti della maggioranza parlamentare che ad oggi non hanno espresso una linea chiara sul percorso. Il Governo, ha ricordato al convegno il responsabile energia del PD, Gianluca Benamati, ha detto alla Camera che vuole andare avanti sul fine tutela e che con il rinvio al 2020 deciso col Milleproroghe punta a creare condizioni di piena consapevolezza ed effettivo vantaggio per i consumatori. L’attesa ora è tutta per il tavolo Crippa.

Autoconsumo, come attuare la rivoluzione

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

 

Il fatto che il nodo del fine tutela sia a metà tra regolazione e politica non dev’essere un pretesto “per non giocare la partita”, avvertiva nei giorni scorsi il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, che ieri al convegno di Energia Libera ha parlato addirittura di un “momento storico” per questo settore. Per l’Antitrust se il rinvio al 2020 non è drammatico, “sarebbe il caso di non rinviare ancora perché il tempo c’è per arrivare alla scadenza con un assetto concorrenziale che funziona”, parole stavolta del segretario generale Filippo Arena. E per il presidente di Energia Libera, Fabio Bocchiola, il settore si trova in una situazione di “zugzwang”, termine che negli scacchi indica l’obbligo di muovere – in questo caso di procedere sul percorso avviato – che lo si voglia o no.
Certo per procedere davvero è necessario chiarirsi le idee su alcuni punti chiave e soprattutto agire di conseguenza. Uno è certamente la campagna informativa di cui si sono perse le tracce – “dalle istituzioni può venire una comunicazione su alcune condizioni minime” valide in qualunque scenario e in grado “di far apprezzare i vantaggi” del mercato, osservava martedì Besseghini. AU, si ricorda, deve ora bandire la gara per l’affidamento.
Soprattutto però bisogna definire le modalità della transizione, un compito del Mise, che deve emanare il decreto. Ma prima ancora un compito delle aziende, che devono chiarire a sé stesse cosa vogliono e spiegarlo all’esterno, cosa meno banale di quanto sembri vista la grande varietà di posizioni emerse in questi anni. Ieri un passo avanti in questo senso è venuto da Energia Libera, che, pur per il tramite di uno studio commissionato all’esterno, ha indicato la sua predilezione per le aste per l’assegnazione di clienti, provando ad articolare il concetto nei dettagli.
Del cosiddetto collective switching con procedure competitive si è parlato spesso su queste pagine, evidenziando come miri a risolvere un nodo di fatto di tipo antitrust, legato più all’assetto dell’offerta che alla domanda: la sproporzione di forze e vantaggi di mercato tra operatori i nuovi entranti e gli incumbent, Enel in particolare, i quali sono in condizione di conquistare la gran parte dei clienti alla scadenza della tutela in assenza di contromisure “asimmetriche”. L’analisi di Energia Libera/Elemens, come visto (v. articolo odierno), prospetta una soluzione di aste più tetti antitrust – analoga in questo a quella proposta un anno fa da Stagnaro et al., altro caso raro di analisi e proposta articolata, ndr (v. Staffetta 16/10/17) – argomentando nel dettaglio perché limitare lo spazio di mercato degli operatori storici sia opportuno.
Le aste presentano una serie di problemi e controindicazioni (v. Staffetta 20/10/17), alcune delle quali sono state discusse nel dibattito. Prima fra tutte il non essere basate su una scelta esplicita del cliente, come evidenziato ieri dal presidente di AU Andrea Peruzy– e pur senza entrare nel merito anche Besseghini ha rimarcato che “la scelta del cliente resta fondamentale”. Un limite temperato nella proposta di EL dalla possibilità di opt outanche dopo l’asta (una facoltà, si potrebbe alò tempo stesso notare, che se esercitata da molti clienti, potrebbe creare un’eccessiva incertezza e non far tornare i conti di chi ha investito nella partecipazione alle gare).
C’è anche la definizione del prezzo base d’asta, processo per forza di cose e almeno in certa misura “amministrato” (altro punto evidenziato da Peruzy). La proposta resta poi generica se la base d’asta debba essere o no più alta dell’attuale prezzo tutelato, spingendo i clienti a cercarsi di meglio sul mercato ma anche rischiando di creare rendite per i vincitori dell’asta. Questione politicamente abbastanza esplosiva, come già emerso ai tempi del dibattito parlamentare sulla legge concorrenza.
Ci sono poi le difficoltà tecniche di gestire milioni di switch in un colpo solo e le conseguenze occupazionali di uno svuotamento di clienti per le società di fornitura in tutela degli incumbent. C’è chi suggerisce di impiegare proprio in quest’ambito, come ammortizzatore, la rendita d’asta: un importo stimato tra 200 mln e 2,6 miliardi di euro 1, che Renato Pesa di Confcommercio, ha invece proposto per parte sua di destinare a favore delle Pmi.
Aste o no, un altro dato interessante emerso dal dibattito di martedì è stato, come visto, la fiducia di Arera e Antitrust nelle prospettive dell’apertura del mercato retail.
Riprendendo temi espressi il 16 ottobre a Milano sul potenziale della tecnologia di accelerare il decollo del mercato (v. Staffetta 17/10), Besseghini ha notato che oggi c’è la “sensazione di vivere un momento storico”, con un contesto che spinge verso un’evoluzione dell’offerta verso nuovi territori. “Il digitale permette sempre più al cliente di indicare gli obiettivi lasciando alle macchine di perseguirli”, ha osservato ad esempio sul confronto tra offerte. “Si può usare quest’anno per sviluppare rapidamente la strumentazione”, ha proseguito. Lato regolazione, ha concluso, “l’architettura c’è già, forse serve qualche aggiustamento”, ad esempio “la qualifica dei fornitori (l’albo dei venditori, ndr) è qualcosa che manca”. Inoltre “le garanzie che si chiedono agli operatori sono spesso garanzie verso il sistema, l’approccio di attenzione al consumatore potrebbe essere quello di estendere anche delle garanzie verso il consumatore”, ha aggiunto riprendendo quanto detto la mattina in Parlamento (v. Staffetta 23/10).
Anche Arena dell’Antitrust sulle aste non si è sbilanciato. Da un lato ha evidenziato la necessità di evitare un effetto trascinamento verso gli incumbent nel dopo tutela, tanto più considerata l’integrazione verticale con la distribuzione degli operatori storici. Dall’altro ha rilevato che “in sede di dibattito parlamentare le proposte sulle aste ci erano parse generiche. Bene che la Legge Concorrenza abbia rimesso la questione al decreto Mise, su cui siamo pronti a collaborare”.
Sull’apertura del mercato, comunque, il segretario generale ha ribadito come la concorrenza nell’energia porti risparmi tangibili e che la presenza di pratiche commerciali scorrette, da cui l’Agcm ha cercato di mettere in guardia i clienti col recente vademecum (v. Staffetta 26/09), “non significa che dobbiamo rimangiarci la liberalizzazione. Ma solo che ci vuole efficienza e tempestività nella repressione, perché alla fine restino in campo quelli che giocano secondo le regole”.

Studio EL sul Fine Tutela

Nel prestigioso Palazzo Wedekind, Elemens ha presentato uno studio commissionato da Energia Libera relativo alle possibile modalità di superamento del meccanismo di Maggior Tutela per i clienti domestici e alcune PMI. La presentazione dello studio è stata fatta al partner di Elemens Andrea Marchisio – sono inoltre intervenuti il presidente di Energia Libera Fabio Bocchiola, il presidente di ARERA Stefano Besseghini (a una delle prime apparizioni nella nuova veste) e i referenti energia delle principali forze parlamentari. A questo link è disponibile il video del convegno.

Elemens speaker al convegno di Glennmont Partners

 

Elemens è intervenuta nel corso di un evento organizzato da Glennmont Partners con un intervento di Tommaso Barbetti relativo alle modalità di integrazioni delle nuove rinnovabili con il mercato elettrico e il futuro dimensionamento di questo mercato.

Autoconsumo, Elemens: “Esenzione oneri è sostenibile”

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

 

Elemens non condivide i “ripetuti allarmi” sull’insostenibilità dell’esenzione dagli oneri a favore dell’autoconsumo.

In occasione del giro di audizioni alla X commissione del Senato (QE 4/10), gli analisti hanno sottolineato che, seppure “migliorabile”, tale incentivo implicito avrà “un lieve effetto (circa 1 €/MWh) relativo agli oneri spalmati sui ‘non autoconsumatori’ al 2030 pur in caso di forte sviluppo del segmento, certamente non tale da inficiare la traiettoria fortemente decrescente degli oneri dovuta alla fine dei più generosi incentivi sulle rinnovabili”.

L’auspicio è comunque che vengano fornite “prospettive di remunerazione chiare”.

Elemens ha peraltro dato una dimensione del possibile sviluppo che attende il mondo dell’autoconsumo, partendo dagli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili contenuti all’interno della direttiva Red II. Come già affermato nello studio fatto per Elettricità Futura e Anev e presentato al Governo a luglio (QE 25/7), si stima che dovranno essere realizzati circa 20 GW di impianti FV in assetto di autoconsumo, una media di circa 1.800 MW all’anno (circa 5 volte il valore del mercato attuale, pari a 350 MW all’anno).

Secondo gli analisti tale sforzo richiede una razionalizzazione della regolazione attuale (le varie “sigle” potrebbero essere uniformate in un unico modello) e particolare attenzione al recepimento degli articoli 21 e 22 della Red II, che aprono al mondo dell’autoconsumo uno a molti (condomini, centri commerciali e anche mondo industriale, con l’attesa apertura degli Sdc).

In chiusura, Elemens si è soffermata sul tema energivori, precisando che la nuova disciplina di agevolazioni più “generosa” ridurrà il mercato dell’autoconsumo. In quale dimensione dipenderà dalle scelte del Mise (su proposta Enea) in materia di parametri di consumo efficienti.

Elemens in audizione al Senato

Elemens è stata audita dalla X Commissione Industria del Senato, presieduta dal Senatore Girotto, nell’ambito dell’Affare Assegnato 59 sul sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica. L’intervento di Elemens è visibile su Senato TV a questo link (dalla ora 2.02.00), la memoria depositata è scaricabile da questo link.